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March 21, 2026



vie d'acqua perdute


come un castello le cui mura difendono il suolo umido da un presente devastante, queste pareti che conducono ad una porta vinciana resistono da molti secoli accompagnandosi solo al ricoprirsi stagionale di encomiabili rovi. la natura idraulica della zona li porta ad avere momenti di secca, e dall'alto con vertigine vedo crescere erba ed alberi, un'isola in cui il tempo è leggermente sfasato e capace di comunicazioni istruttive per chi possa discendere. e il racconto farà circa così: tutt'attorno puoi vedere una palude con la sua mal'aria (solo per pochi eletti respiro vitale), esseri umani vi ci vagano persi ma determinati ad assolvere alcuni compiti di stabile convivenza con l'ecosistema. ad un certo punto per una convoluzione tetra di menti cristalizzate e fredde l'acqua precipiterà verso un tempo senza ritorno, il cui strappo sentirai vivo come se mancasse un'esteso lembo di epidermide dal petto al basso ventre. esposto a rami che da cunicoli senza luce scappano veloci alcuni potranno essere trafitti, e riportati in tumuli sotterranei nella penitenza di dover sentire in una veglia senza fine la storia mancata di questi luoghi. la primavera, a portata di mano, eppure per sempre irraggiungibile.